Un’ulteriore evoluzione nella pittura Metacosmica di M. Lama, fortemente mutante per sua stessa definizione. Il poeta delle prospettive attua, difatti, un vero e proprio superamento (meta=oltre), per affermare in maniera del tutto nuova, la sua forma espressiva.
Egli passa, come si può scorgere nelle sue ultime opere, dal mito rappresentato alla rappresentazione intesa come mito (come fulmine che sancisce l’equilibrio nel suo squarcio di cielo), ovvero, a quell’integrità tra artista e le sue stesse opere. Il tutto è reso possibile da un processo di sintesi che sta dall’aver coniugato l’aspetto intimo con l’universo circostante, l’altro da sé. Lama è passato da una visione introspettiva, altamente intimistica dei propri vissuti, alla sua stessa polarizzazione e quindi all’incontro con la materia, il tangibile, l’osservabile inteso come ciò che può essere scandagliato.
Filo conduttore, da sempre, è la ricerca vista come fuoco, getto di luce verso il conoscibile, che stavolta diventa consapevolezza che muove, muta e dà nuova forma. L’artista sfocia nella composizione in cui è insito il concetto di libertà. Di qui in nuce, le premesse di un arte-guarigione, riscoperta di quei colori e quelle forme che, sapientemente accostate, si sposano e comunicano.
( D. LITTA )